sabato 3 aprile 2021

L'appello di Andrea Bes sulla priorità del piano vaccinale

di Manuela Romitelli 


È passato poco più di un anno dall'inizio della pandemia da Covid-19. La vita di ognuno di noi è stata travolta, presa, scombussolata. Le nostre abitudini, che magari molte volte abbiamo anche detestato, ci mancano. Tutti vogliono tornare alla normalità. Ma cos'è in fondo la normalità? È quello che crediamo sia giusto? È quello cui siamo stati abituati? Oppure è soltanto un modo di sopravvivere? 

Non esiste un vero concetto di normalità, non esiste un modo giusto o sbagliato di vivere, esiste invece il modo di andare avanti, di alternare i giorni con le notti e farlo con la serenità che aiuta a dare la giusta spinta alla nostra vita. 

Ma andiamo per gradi. 

Nella storia dell'umanità ci sono sempre state le pandemie, ricordiamo la terribile influenza spagnola che provocò circa cinquanta milioni di morti tra il 1918 e il 1920. 

Una pandemia è una guerra senza bombe. E come in tutte le guerre ci sono morti e feriti. 

Ma torniamo a noi. 

Fortunatamente, l'essere umano è andato avanti grazie alla scienza e grazie agli enormi progressi della medicina. 

Cose impensabili fino a poche decine di anni fa, come la realizzazione di un vaccino in meno di un anno. 

Ma torniamo di nuovo a noi. 

Il 27 dicembre 2020 ha avuto inizio la vaccinazione contro il Covid-19, la somministrazione è cominciata con i medici e tutto il personale sanitario, per poi proseguire con altre categorie. 

Ma dov'è il punto critico in tutto ciò? 

Le persone con disabilità gravi sono state, ancora una volta, escluse dalla priorità di vaccinazione. 

Sappiamo bene, tutti, quanto sia precaria la salute di chi convive con una malattia neuromuscolare, con una malattia degenerativa. Nessuno può affermare il contrario. 

Ma non dimentichiamo che le persone con disabilità non sono autosufficienti e quindi hanno necessariamente bisogno di essere assistite giorno e notte, per poter svolgere qualsiasi atto quotidiano. La vaccinazione dovrebbe essere prioritaria anche per i caregivers, per gli assistenti. 

In uno Stato civile tutto questo dovrebbe essere scontato e invece così non è. 

Sono state tante le prese di posizione delle associazioni, come la stessa UILDM che si è unita al coro con una lettera inviata al Ministro Roberto Speranza, a dicembre 2020, firmata da FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali per le persone con Disabilità). Nella lettera si esprime tutta la preoccupazione delle famiglie e delle persone con disabilità riguardo alla vaccinazione. Molto importanti sono le parole del nostro presidente Marco Rasconi: "C'è la paura di essere contagiati con conseguenze forti, soprattutto per chi ha una patologia neuromuscolare. È chiaro che di fronte alla buona notizia di un vaccino disponibile, la nostra comunità non veda l’ora di accedere a questo “scudo” che permetterà a tutti di tornare protagonisti. Per questo ci aspettiamo dal Governo una strategia che sia efficace e veloce, soprattutto per i più fragili, per alleggerire da un lato il peso dell’aver fermato le proprie vite e dall’altro il peso di quelle che sono le criticità gestionali delle persone con disabilità". 

Oltre alle associazioni sono stati tanti gli appelli individuali di persone con disabilità, tra questi c'è stata anche la voce di Andrea Bes, scrittore di Giaveno che abbiamo intervistato nel numero di DM 201. 

"Ho rivolto il mio appello a diversi giornali, ma gli unici che lo hanno pubblicato sono stati il Corriere della Sera e la Valsusa giornale locale. Ho scritto al Governatore della Regione Piemonte e non solo, anche all’assessore alla sanità della Regione e ad alcuni consiglieri di maggioranza e minoranza. Ho scritto anche ad alcuni politici nazionali, di entrambi gli schieramenti, e al Presidente della Repubblica". 

Abbiamo chiesto ad Andrea perché succede questo.

"Credo che alla base ci sia soprattutto molta disorganizzazione ed inoltre, il problema negli approvvigionamenti dei vaccini ha peggiorato la situazione. Detto ciò, un certo retaggio culturale fa sì che i disabili non siano una priorità in questo paese". 

Mentre scriviamo questo articolo in alcune regioni sono iniziate le vaccinazioni alle persone con disabilità gravi e i loro caregiver. Ogni regione ha predisposto delle date differenti, tutti devono recarsi in strutture ospedaliere, salvo chi ha fatto richiesta di vaccinazione domiciliare. 

L'11 marzo, è stata approvata dal Governo, in particolare dal Ministro Speranza e dalla Ministra Stefani, l'aggiornamento della graduatoria all'accesso della vaccinazione con l'inserimento delle persone con disabilità gravi ai sensi dell'articolo 3 comma 3 della legge 104. Questo provvedimento ha fatto in modo di inserire - nel piano vaccinale - le persone con disabilità gravi e persone con fragilità, oltre ai propri caregiver e assistenti che si prendono cura in maniera retributiva o gratuita. 

Attualmente però sono diverse le regioni che non hanno ancora iniziato la somministrazione del vaccino, e ci sono tante persone che stanno ancora aspettando di essere convocate nonostante hanno aderito alla prenotazione sulla piattaforma online della propria regione. 

Resta molto evidente una forte disparità tra una regione all'altra o addirittura tra una città all'altra. 

Si spera che queste disparità vengano presto risolte. 

Oggi 30 marzo la FISH ha presentato un manifesto in cui ribadisce la vita delle persone con disabilità e i loro caregiver. Questo manifesto, a cui aderisce anche il Gruppo Donne UILDM, denuncia la rivendicazione dei diritti delle persone con disabilità e la loro posizione nella società. Si parla anche del piano vaccinale in cui, come abbiamo già ribadito, le persone con disabilità non sono state inserite da subito tra le priorità, lasciando a casa famiglie intere tra mille difficoltà e tanta solitudine. 

Andrea Bes

* Questo articolo è stato pubblicato su DmDigital (App di UILDM) nel numero 201D.


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