lunedì 1 marzo 2021

Angela Biscotti D'agostino, la medicina è la mia missione

di Manuela Romitelli 

Mai come nell'ultimo periodo che stiamo vivendo abbiamo compreso quanto sia importante il mestiere del medico. All'inizio della pandemia sono stati definiti eroi, sono stati al centro di tutte le conversazioni, sono stati oggetto di dediche da ogni parte del mondo, ma dopo tutto questo sono finiti in un angolo. Perché? La gente dimentica in fretta. Non esiste un giorno della memoria per dover ricordare, non esiste la parola dimenticare, esistono i camici bianchi che rappresentano per tutti noi la speranza di un futuro migliore, dove la salute viene al primo posto. Dietro ogni camice bianco c'è un volto, una storia, anni di sacrifici che si mescolano alla passione e all'amore per la vita.

Voglio raccontarvi la storia di una donna molto determinata, con una sensibilità profonda, che ha fatto della medicina la sua missione. Studi classici, laurea alla Sapienza di Roma, specializzazione in Medicina Interna nel 2013 e Medicina Generale nel 2016. Lei è Angela Biscotti D'agostino, classe 1982, residente a Roma.

La tua passione per la medicina è nata quando eri bambina, cos'è che ti ha fatto capire che quella era la tua strada?

"Onestamente non ti so dire con esattezza quando ho capito che quella sarebbe stata la mia strada, mi ricordo però che già all'asilo preparavo con la base di un secchiello, una foglia e un sasso, la stanza di un ospedale dei lombrichi perché dovevano partorire, cosa alquanto bizzarra direi, però se dovessi indicarti un momento preciso direi dalla prima media, ma senza un evento particolare".

Hai mai avuto dei dubbi o dei ripensamenti?

"Assolutamente no, la mia paura più grande era quella di non riuscire a superare il test d'ingresso in Medicina, perché non avrei saputo cos'altro fare".

Se non avessi fatto il medico che cosa avresti voluto fare?

"Me lo sono chiesta tante volte, soprattutto in questi mesi di pandemia, mesi di stanchezza, incertezza, ansia, malcontento generale e difficoltà di interazione con il pubblico. Alla fine è sempre quella la risposta, non sono pentita della scelta fatta".

Hai avuto delle difficoltà durante i tuoi anni di formazione?

"Come in tutte le situazioni ci sono stati periodi difficili, soprattutto i momenti delle scelte, in particolare la specializzazione e soprattutto rinunciare al percorso ospedaliero. Avrei voluto fare Pediatria anziché Medicina Interna, ma poi ho capito che è stata la scelta migliore per me perché avere a che fare con i genitori super ansiosi non è proprio facilissimo". 

Attualmente, a causa della pandemia da Covid19, molti giovani stanno tirando fuori una notevole fragilità emotiva abbandonando gli studi, cosa diresti loro?

"Questa pandemia ha tirato fuori tante fragilità, sia di adulti che di ragazzi, ha slatentizzato tante situazioni che già non andavano, è un momento di grande caos generale sotto tanti aspetti, e quindi il mio consiglio è quello di aspettare a fare delle scelte. Le scelte importanti si fanno in momenti di tranquillità e serenità e non in momenti di caos come questo, perché il caos non rende lucidi, fa prendere abbagli, fa perdere il controllo e molti potrebbero pentirsi poi delle proprie decisioni".

E' ormai un anno che stiamo vivendo un periodo che rimarrà nella storia dell'umanità, come hai gestito il tuo lavoro da medico?


"È stato pesantissimo, soprattutto all'inizio, quando regnava l'incertezza totale su tutto: cosa dire o non dire, come si facevano le cose (quarantene, segnalazioni, burocrazia assurda, come organizzarsi con l'ambulatorio, come rapportarsi con la gente spaventata, come migliorare il proprio lavoro) è stato un grande anno per mettersi in discussione, capire meglio come impostare il mio lavoro di medico di famiglia e soprattutto il rapporto con i miei pazienti. Ho cercato di fare del mio meglio, pur con tanta stanchezza e tanto timore".

Quali sono state le difficoltà maggiori?


"Tranquillizzare i pazienti, gestire a distanza i pazienti positivi, giustificare le ASL che all'inizio davano risposte di tamponi dopo dieci giorni dall'esecuzione e un grande senso di impotenza".

Cosa pensi di chi nega il Covid-19?


"Che dire? Queste persone devono vivere su altri pianeti e non hanno un minimo di rispetto per chi ha perso familiari in questa pandemia, diciamo che non hanno proprio la mia stima".

Vari virologi hanno affermato che i medici negazionisti e soprattutto quelli che non sono favorevoli al vaccino andrebbero radiati, tu cosa ne pensi?

"Tutto può essere discusso, va sempre ben contestualizzato l'argomento di discussione e a me piace sempre sentire punti diversi, a parte le cose sciocche. Per esempio resto sempre allibita quando sento che esistono medici negazionisti e no-vax, soprattutto i no-vax mi rendono proprio furiosa".

Il 27 febbraio 2020 è una data particolare per te, perché?

"Per me il 27 febbraio 2020 è iniziato tutto, ricordo perfettamente il primo giorno al Numero Verde, tutti assembrati in un tavolo rotondo, nell'incertezza più assoluta di cosa dire o cosa non dire, telefoni che squillavano continuamente, non c'era modo di socializzare nemmeno tra di noi, un clima pazzesco. Poi lo scatafascio totale in guardia medica, con novanta persone fisse in attesa, sia di notte che di giorno, anche lì senza bene sapere cosa dire e come comportarsi, il panico assoluto di tutti. Il pensiero andava sempre ai colleghi ospedalieri, ai colleghi del 118, ai familiari, agli amici vicini e lontani, tutto in un perenne stato di irrequietezza e impotenza. E' passato un anno, un anno assurdo che mi ha lasciato chili in più, capelli bianchi in più e rughe, ma mi ha lasciato anche cose belle, come le persone conosciute al Numero Verde e i rapporti che nella distanza si sono comunque consolidati. Mi ha fatto capire ancora di più che tipo di persona e professionista voglio essere".

Proust dice "sembra che la natura sia in grado di darci malattie brevi, la medicina ha inventato l'arte di prolungarle", cosa ne pensi?

"Grazie alla medicina molte malattie si sono risolte, i pazienti sono realmente guariti, sono stati fatti dei passi avanti giganteschi. Dove c'è da migliorare ancora è l'oncologia perché gli effetti collaterali dei farmaci sono ancora tantissimi e non sempre poi risultano efficaci, ma per fortuna ci sono i ricercatori che provvederanno sicuramente a darci sempre una qualità di vita migliore anche per i pazienti oncologici".


Contatti della dott.ssa Angela Biscotti D'agostino:

Cellulare: 3343719405

E-mail: angela.biscotti@yahoo.it

Medico di Medicina Generale ASL RM1 terzo distretto

Riceve nelle seguenti sedi:

Studio medico in via Monte Giberto 15 - Roma 

Studio medico in via Prato Vecchio 4 - Roma 

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Angela Biscotti D'agostino




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