lunedì 8 giugno 2020

Valentina Tomirotti, una donna che non le manda a dire

di Manuela Romitelli


Occhi magnetici che guardano dentro e lunghi capelli neri a incorniciare il suo volto: lei è Valentina Tomirotti, una donna che di certo non le manda a dire. 
Valentina, classe 1982, vive a Porto Mantovano (Mantova) e il suo libro "Un altro (d)anno", edito da Mondadori, è solo una delle mille cose che impegnano la sua vita piena di colori, anche se lei preferisce il rosa. 
La sua professione? Giornalista e social media manager. Valentina è nata con la Displasia diastrofica, una malattia che ha impedito alle sue cartilagini di crescere. Vive il mondo sulla sedia a rotelle, ma ciò che può sembrare un ostacolo per lei diventa una nuova opportunità. 
Ha già fatto decine di presentazioni in giro per l'Italia, dove "è filato tutto molto liscio". 

"Un altro (d)anno" è un libro autobiografico, che parla di te e dei tuoi pensieri più profondi. 

"Il pensiero di scriverlo viveva in me da qualche anno, era arrivato il momento di vomitare tutto a fin di bene. Per scrivere in modo effettivo ci ho messo quasi un anno, e infinite volte ho pensato di abbandonare, perché il cammino nel mio IO non è stato sempre una passeggiata". 

All'interno del libro troviamo delle frasi con hashtag #perdire, come sei diventata "mamma" dei #perdire?

"I #perdire sono frasi quotidiane, che scrivo sui miei canali social. Sono di riferimento emotivo e portano sempre l'hashtag per avvertire il pubblico. Essendo un appuntamento, è diventata abitudine". 


"Mi hanno detto che non riesco a rispettare la mia condizione di disabile, trasformandomi in un fenomeno da baraccone", quali dovrebbero essere i limiti per una rispettosa condizione di disabilità?

"Sarò molto telegrafica: non averne, non fare nulla contro il proprio essere, ma buttarsi e combinare qualcosa, anche di estremo". 

"Pepitosa in carrozza" è la tua associazione, un bel progetto. 

"Pepitosa in carrozza" è un progetto enorme, ma molto utile per tutti. La Onlus nasce a luglio del 2019 e si pone come obiettivo il racconto della disabilità in modo itinerante, senza alimentare radici di inutili e dannosi cliché, utilizzando il viaggio e l’accessibilità come motori di una nuova forma di dialogo, di mediazione e sensibilizzazione. 
Il turismo accessibile è un argomento che ancora fatica a trovare un’unica “casa”. Pepitosa in carrozza vuole essere questo nel virtuale e nel reale rispondendo al bisogno dell’utente viaggiatore in carrozzina, attraverso la creazione di guide turistiche (scaricabili dai Soci) che toccheranno itinerari, accoglienza, cibo, eventi e curiosità. 
Tra le finalità dell'associazione c’è la creazione della figura professionale di Guida turistica del mondo della disabilità. 
Verrà raccontato un Paese attraverso le proprie eccellenze, in materia di accessibilità, e si cercherà di agire attraverso il cambiamento dei nostri comportamenti, evidenziando le barriere presenti nelle nostre città, chiedendo e coinvolgendo chi di competenza per l’abbattimento, realizzando consulenze o tavoli tematici per seminare civiltà.
Il viaggio è la scenografia del progetto, si decide l’itinerario da realizzare, si coinvolgono gli attori turistici da segnalare sulla guida e si parte con il racconto attraverso i canali social e web". 


Hai fatto anche un documentario su RAI3, dove mostri una tua giornata tipo, hai avuto momenti di imbarazzo o difficoltà durante la realizzazione? 

"Il documentario di Rai3 è un docufilm particolare. Racconta la mia giornata tipo, e cerca in cinquanta minuti di racchiudere diversi spunti di riflessioni su tematiche e tabù che legano il mondo della disabilità al mondo normale. Imbarazzo non direi, certo che recitare senza recitare è complicato e mettersi a nudo davanti a milioni di persone non è per tutti". 

"Ho scelto di essere felice, non di avere ragione", è uno dei tuoi #perdire, possiamo definirlo il tuo motto?

"È un motto di vita che mi ha regalato un mio amico in un momento particolare della mia vita, ormai me lo sento cucito addosso". 

Come hai gestito la quarantena? 

"La quarantena è stata una pausa forzata nella mia routine, come molti di noi non siamo abituati a stare rinchiusi in casa, quindi si è aperto per forza di cose tutto un mondo parallelo che si è costruito giorno per giorno, dove la tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale per non diventare asociali. Problemi no, ma paura infinita di essere colpita e per me non sarebbe stata una passeggiata, ma al momento non posso lamentarmi".

Progetti futuri? 

"Sicuramente continuare a portare avanti contenuti fondamentali per raccontare una disabilità normale, quotidiana, come fosse una finestra su un cortile poco conosciuto, ma interessante come bagaglio da far proprio. Sicuramente Pepitosa in carrozza è il progetto ora fondamentale per continuare la strada tracciata sull'accessibilità turistica attraverso lo storytelling di viaggi nel nostro Paese, quest'anno più che mai".

Valentina porta avanti tante battaglie con la sua associazione, ma soprattutto grazie al suo carattere forte e pieno di determinazione. Una delle sue ultime lotte è il diritto alla musica delle persone con disabilità. A questo proposito ha avviato una battaglia contro l'Arena di Verona, troverete tutti gli sviluppi sul sito Pepitosa in carrozza.


Immagine di Valentina Tomirotti


Copertina del libro 


 *Questo articolo è stato pubblicato su DM 199 (Rivista Nazionale UILDM) ed è stato aggiornato per questo Blog. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA 







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